La guerra mossa da Israele e USA all’Iran ha avuto molteplici effetti su piani diversi. Dal punto di vista dell’economia e, nello specifico, del trasporto di greggio e gas, ha avuto un impatto che si può facilmente rilevare dall’andamento del prezzo del petrolio che ha subito un’altalena le cui oscillazioni sono state dettate dalle prospettive legate all’esito e all’evolvere del conflitto con picchi al rialzo subito dopo l’inizio del conflitto e all’esito negativo dei negoziati naufragati molto presto e ribassi impostanti all’inizio dei negoziati stessi. Le borse sono state un altro importante indicatore delle tensioni, in questo caso nei mercati finanziari, legate ai timori che una recessione globale possa scatenarsi a seguito dell’aumento dei costi di materie prime così importanti come gli idrocarburi e, a cascata, di tutte le altre.

Non serve molta immaginazione per capire quanto la guerra in Iran sia direttamente connessa all’economia visto che per lo stretto di Hormuz transita circa il 20% del petrolio e del GNL prodotto nel mondo.

Lo stretto di Hormuz si è rivelato un punto di fragilità nella strategia militare sottesa all’iniziativa di Israele ed USA perché l’Iran ha potuto far leva sull’importanza di questo passaggio fondamentale che esso ha dimostrato di poter controllare. Da lì transita il petrolio estratto in Iraq, Kwaut, Qatar, Bahrein, Oman, Emirati Arabi Uniti, Iran. E lo stretto di Hormuz è stato chiuso al traffico commerciale dall’inizio del conflitto. Le acque dello stretto di Hormuz sono state minate dagli iraniani. La riapertura dello stretto è diventata uno degli snodi fondamentali delle trattative “di pace” insieme alla questione dell’arricchimento dell’uranio da parte dell’Iran.

Lo stretto di Hormuz è diventato un’arma in mano agli iraniani. La chiusura dello stretto ha determinato un immediato aumento dei prezzi del carburante e ha avuto effetti sulle rotte marittime, sulla capacità di trasporto marittimo impegnata dai vettori, sul costo dei noli, sulla stabilità delle supply chain del pianeta.

La battaglia militare si combatte anche sul piano economico e lì diventa un braccio di ferro fra le economie fortemente dipendenti dagli idrocarburi e gli ayatollah che controllando lo stretto di Hormuz determinano l’innalzamento del prezzo del petrolio e quindi una crescente difficoltà dei paesi che ne sono i maggiori consumatori ma non anche produttori. Ne risente l’economia globale perché anche i paesi che dispongono di riserve di petrolio, come USA, Cina, Russia, necessitano comunque che i mercati funzionino che le merci prodotte vengano acquistate e tutto questo diventa più difficile quando i prezzi salgono. Quindi la battaglia militare diventa un braccio di ferro che vede un contendente in attesa che le economie di tutto il mondo subiscano lo shock dell’aumento dei prezzi per vedere quanto il “nemico” potrà permettersi di mantenere la situazione di stallo nello stretto, mentre dall’altra parte ci sono i paesi direttamente coinvolti nel conflitto che continuano a bombardare e gli altri che cercano in ogni modo di contenere gli effetti negativi di questa guerra.

Il momentaneo cessate il fuoco aveva permesso il passaggio di navi perché era stata sospesa la minaccia di affondarle da parte del regime iraniano. Lo stretto tecnicamente non appartiene all’Iran che ne gestisce il passaggio attraverso un regime di autorizzazioni che prevede un via libero implicito per ogni singola nave.
L’Iran poco dopo l’inizio del conflitto ha imposto invece un sistema di dazi, pagabili in criptovalute e quindi difficili da tracciare. Dalla fine di febbraio in poi le poche navi transitate erano legate ai traffici cinesi, con poche eccezioni.

Il costo del gasolio per il traffico aereo è aumentato del 78% dall’inizio della guerra, con conseguenti aumenti dei prezzi dei biglietti aerei e tagli ai voli. Si va verso un razionamento del combustibile per le rotte aeree.

Anche il trasporto marittimo ha subito il contraccolpo. I costi attuali del trasporto in effetti non dipendono dai volumi trasportati ma dal rischio geopolitico

 

(da Energia e commerci: Hormuz è l’ombelico, instabile, delle rotte globali” di Andrea Lombardo pubblicato su Logistica il 14.04.2026)

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