Il software è uno degli aspetti più critici della digitalizzazione del mondo dei trasporti. Gran parte dei software sono sorretti da infrastrutture che fanno affidamento su componenti open-source, cioè gratuite e gratuitamente scaricabili. Questo elemento peculiare, la gratuità non del software ma delle tecnologie sulle quali i software si basano, costituisce una fragilità sotto vari punti di vista. Come prima motivazione occorre prendere in considerazione il fatto che la gratuità delle tecnologie fa percepire i software open source come privi di valore e questo determina criticità sulla sicurezza e l’affidabilità delle catene di approvvigionamento digitali e, conseguentemente, di quelle fisiche.
Il report “2026 State of the Software Supply Chain” di Sonatype, al quale Forbes ha dato risonanza, mette a nudo la condizione critica di questo settore nevralgico per la logistica al pari delle infrastrutture logistiche vere e proprie.
I quattro più importanti repository di software open source hanno fatto registrare 9,8 trilioni di download, il 67% in più rispetto al 2024! Questi download hanno fatto registrare 1.233 milioni di pacchetti di file affetti da virus o malware collocati da hacker in queste directory. Le aziende che scaricano questi software accolgono nei propri sistemi file che espongono loro stesse e non solo loro a rischi per la sicurezza dei dati e dei sistemi informatici.
La diffusione dell’intelligenza artificiale ha un peso notevole in tutto ciò in quanto ha impresso una importante accelerazione all’intero settore. GPT-5, ad esempio, spesso usato da sviluppatori a vario livello per scrivere codice risparmiando tempo, ha ‘allucinato’ il 28% delle versioni dei componenti partoriti, secondo la ricerca Sonatype, e, in alcuni casi, ha persino suggerito dei malware al posto di applicazioni sicure.
Inoltre, a differenza del software commerciale, il software open source non offre garanzie di protezione da bug o malfunzionamenti in quanto non protetti da garanzie, assistenza e, soprattutto, perché vengono spesso creati utilizzando librerie di moduli e software preconfezionati che non vengono controllati o testati in fase di assemblaggio.
Il settore logistica dipende sempre più dalle soluzioni software per la pianificazione, il tracciamento e l’automazione dei processi produttivi. La criticità rappresentata dal software open source quindi appare evidente. Sistemi che si bloccano, errori nella gestione del magazzino, ritardi e perdita di dati sono solo alcune delle possibili conseguenze. Le aziende della logistica dovrebbero essere partecipi del processo di produzione dei software che usano finanziando questi prodotti dai quali dipendono in misura sempre crescente. La fragilità del software è infatti un problema sistemico che interessa tutti i settori e anche la logistica.
Questo implica ovviamente il riconoscimento del valore, anche commerciale, del software e della sua importanza concreta all’interno dei processi industriali della filiera logistica-trasporti.
(fonte: “Software open source: perché le sue fragilità interessano la Logistica” di Andrea Lombardo apparso su Logistica)
